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Si parla sempre di comprare un’azione, tuttavia sapere quando vendere una posizione è la chiave del successo finanziario, poiché è sempre più difficile vendere che acquistare un’azione, per il semplice fatto che ci si fa prendere dall’emotività del momento

1) Introduzione


“Una delle cose divertenti del mercato azionario è che ogni volta che un uomo compra, un altro vende, ed entrambi pensano di essere astuti.” – Cit. WILLIAM A. FEATHER

Ciò che rende un trader o un investitore di successo, è la sua capacità di individuare il momento corretto di operare nei mercati finanziari, ciò significa che è in grado di capire quand’è il momento di acquistare un determinato titolo e quand’è arrivato, invece, il momento di venderlo. Questa capacità può essere acquisita solamente se ci si impone una strategia ben definita a monte e non ci si lascia prendere dalle emozioni del momento che ci rendono vulnerabili. Infatti, l’andamento dei mercati finanziari e le scelte di investimento in Borsa non sono frutto di valutazioni dettate solo dalla razionalità, ma sono influenzate dalla psicologia delle emozioni molto più di quanto comunemente si possa pensare. Avidità, paura, speranza sono fra le emozioni che più frequentemente influenzano gli investitori sia a livello individuale che collettivo. Seguire una strategia coerente e non lasciarsi influenzare dalle contingenze sarebbero le caratteristiche vincenti di un investitore di successo. A tal proposito, nel prossimo paragrafo, andiamo ad elencare 6 delle principali motivazioni per vendere un titolo.

trading

2) I 6 Motivi principali per Vendere un’Azione


Di seguito vengono riportati 6 dei motivi principali per il quale è arrivato il momento giusto di vendere le proprie azioni nel mercato finanziario:

  1. TAKE PROFIT/STOP LOSS: Nel caso in cui vi state approcciando ai mercati finanziari con una strategia operativa di tipo “trading” (scoprite le varie strategie in questo articolo”), allora il momento ideale per chiudere le vostre posizioni attive sarà esattamente pianificato a monte, infatti chi opera come trader ha il notevole vantaggio di stabilire e calcolare, ancor prima di operare, la propria strategia e di conseguenza decidere dove posizionare i propriTake Profit” e “Stop Loss”. In finanza, il “take profit” è un ordine condizionato inviato al broker che permette di chiudere in automatico le operazioni aperte quando il mercato raggiunge un certo livello predeterminato, corrispondente all’obiettivo di profitto atteso per quella specifica operazione. Al contrario, con “stop loss” si intende quando un operatore assume una posizione direzionale su uno strumento finanziario, e decide di andare long o short, fissa contestualmente un livello di prezzo limite dalla parte opposta della direzione su cui sta scommettendo, raggiunto il quale la posizione viene chiusa automaticamente dal broker. Tutto ciò per proteggere il capitale del trader e limitare le perdite. Dunque, soltanto nel momento in cui si raggiunga uno di questi 2 parametri pre-impostati dal trader, il trade dovrà esser chiuso. Semplice no?

  2. CAMBIAMENTO NEI FONDAMENTALI DELL’AZIENDA: Nel caso in cui si operi, invece, come investitore di medio-lungo termine, uno dei principali motivi per il quale è bene vendere le azioni possedute di una determinata azienda è derivante dal fatto che i cosiddetti “fondamentali” siano cambiati radicalmente nel tempo. Ciò significa in parole semplici che l’impresa nella quale avevamo aperto delle posizioni nel passato potrebbe aver subito dei cambiamenti importanti sotto diversi punti di vista, tra i quali:
    • Management aziendale (differente);
    • Prodotti/Servizi non più competitivi;
    • Performance del Settore in cui opera l’azienda in forte calo;
    • Ingresso di Competitors agguerriti;
    • Fatturato in decrescita riscontrato in più esercizi;
    • Utile in decrescita riscontrato in più esercizi;
    • Perdite aziendali riscontrate in più esercizi;
    • EBITDA e EBITDA Margin sotto i livelli consigliati;
    • Cash Flow (flussi di cassa) in calo in più esercizi;
    • Tasso di Indebitamento in aumento in più esercizi consecutivi.

Tutti questi parametri, se dovessero subire delle notevoli variazioni potrebbero causare dei problemi a livello di: crescita aziendale, redditività, efficienza, solidità e solvibilità. Tutti aspetti assolutamente da non sottovalutare per non rischiare di vedere notevolmente deprezzate le azioni possedute. Mi raccomando, tenete d’occhio questi parametri costantemente; per farlo potete usare degli strumenti gratuiti ed efficaci che ritrovare in questo articolo.

  1. TITOLO SOPRAVVALUTATO: Tutti noi abbiamo visto almeno una volta nella vita una crescita di un titolo azionario così imbarazzante che ancora oggi ci stiamo chiedendo: Ma com’è stato possibile? Ebbene sì, proprio a questo voglio far riferimento! Quando un titolo cresce talmente tanto che non è minimamente giustificato dai profitti che riscontriamo nel bilancio d’esercizio, beh un allarme deve scattarci in testa. In tal senso, un esercizio, utile per capire se un titolo è effettivamente sovrastimato oppure no, può essere quello di calcolare il P/E ratio (rapporto tra prezzo e utili di un’azienda) e andarlo a confrontare con delle imprese simili o comunque comparabili. Per fare un esempio pratico, il 2020 è stato un anno molto difficile a causa della pandemia globale che ha causato danni a livello economico in tutto il mondo, eppure l’azienda dell’ormai noto imprenditore Elon Musk, Tesla, ha registrato una crescita al Nasdaq del 735% circa non giustificata dai ricavi aziendali. Che ne dite, qualcosa non torna?
    tesla
  2. OBIETTIVO RAGGIUNTO: Nel momento in cui, un titolo azionario che abbiamo nel nostro portafoglio da tempo, ha raggiunto un determinato prezzo target, che ci siamo prefissati di uguagliare è bene non essere avidi e soprattutto non farsi prendere dall’euforia del trend positivo di crescita che il titolo sta avendo, ma al contrario sapersi controllare e chiudere la posizione ottenendo così il rendimento pianificato potrebbe essere la cosa più giusta da fare. Purtroppo, nel mondo del trading e degli investimenti le emozioni non sempre sono dalla nostra parte, ma potrebbero infatti giocarci dei brutti scherzi; dunque è bene che l’investitore sia consapevole di questo aspetto e si comporti di conseguenza andando a prefissarsi degli obiettivi da raggiungere per chiudere i trade.

  3. TAGLIO DEL DIVIDENDO: Molti investitori acquistano certe tipologie di azioni proprio perché quest’ultime “staccano” dei dividendi cospicui che gli permettono di avere periodicamente delle entrate passive. Questo aspetto fa parte proprio di una più ampia strategia dell’investitore, il quale non ragiona solamente sul valore della singola azione (che può apprezzarsi o deprezzarsi), ma fa delle valutazioni anche sulla capacità della stessa di generare delle rendite. Questo elemento non è assolutamente da sottovalutare, ed è proprio per questo motivo che, se il dividendo di un’azienda dovesse essere ridotto o totalmente annullato, questo aspetto potrebbe portare l’investitore a rivedere la sua strategia di medio-lungo termine e quindi in tal senso potrebbe esser arrivato il momento giusto di chiudere la posizione aperta (e non più redditizia). In aggiunta, nel caso in cui un’impresa decidesse di tagliare il dividendo, spesso e volentieri questo aspetto non è un buon segnale per i mercati, infatti potrebbe essere un campanello d’allarme di una scarsa salute aziendale. In questo caso, è bene approfondire con l’analisi fondamentale.

  4. RIBILANCIAMENTO DEL PORTAFOGLIO: Ogni portafoglio che si rispetti deve essere adeguatamente bilanciato tra i titoli che lo compongono, ciò significa che un singolo titolo non può avere un valore troppo alto rispetto al totale del portafoglio stesso, altrimenti se tale titolo dovesse perdere valore nel tempo, anche l’intero portafoglio ne risentirebbe in modo gravoso. Per questo motivo avere un portafoglio ben diversificato e bilanciato è alla base di ogni buona strategia nei mercati finanziari. Compreso questo aspetto, è facile intuire come, se un dato portafoglio risulti essere troppo esposto per uno o pochi titoli, dovrà senz’altro essere ribilanciato e nel far ciò si dovranno andare a vendere quelle azioni nelle quali abbiamo attualmente un’esposizione troppo grande.


Qual è la motivazione che già hai utilizzato in passato? Ne conosci altre?
Dicci la tua nei commenti qui sotto e leggi l’articolo “AZIONI: Quand’è il momento giusto di comprare?” su SuitUpBlog 🙂