Condividi!

In questo momento, nel mondo, ci sono all’incirca ventotto miliardi di animali da carne destinati ad essere macellati per soddisfare il fabbisogno globale indotto delle persone. Le conseguenze più impressionanti degli allevamenti intensivi sono la quantità di sostanze chimiche che emettono nell’aria e la quantità di risorse che sfruttano.

1) La carne coltivata e la sua storia


La carne coltivata, anche detta “carne pulita”, è un prodotto di carne animale che non è mai stato parte di un animale vivo. Infatti, questo tipo di carne è ottenuto in laboratorio tramite colture in vitro di cellule muscolari di un determinato animale. I primi esperimenti sulle colture cellulari risalgono al 1971, effettuati da Russell Ross, con la produzione di un tessuto muscolare derivato dal maiale. Dagli anni ‘90, è possibile la coltivazione in vitro utilizzando le cellule staminali degli animali, includendo piccole quantità di tessuto che potrebbero essere in teoria cucinate e mangiate. Dal 2001, invece, è entrata in gioco anche la NASA, cominciando ad effettuare esperimenti sulle cellule di tacchino. Tuttavia, il primo esempio commestibile di cellule muscolari fatte sviluppare in laboratorio è stato un filetto di pesce. Prodotto dallo NSR/Tuoro Applied BioScience Research Consortium nel 2002, il filetto di pesce derivava da cellule di pesce rosso coltivate in vitro.

Carne chimica
Dal 2012, 30 laboratori in tutto il mondo hanno annunciato che avrebbero lavorato sulla carne coltivata fino ad arrivare alla vendita del prodotto al grande pubblico. Lunedì 5 agosto 2013. Questa è la data più significativa per lo sviluppo di questo nuovo prodotto. In questo girono, infatti, è stata convocata a Londra una conferenza stampa internazionale per la presentazione e l’assaggio del primo hamburger commestibile effettivamente coltivato in laboratorio! La conferenza stampa è stata convocata da Mark Post, un docente d’ingegneria dei tessuti dell’Università di Maastricht. Gli studi di Post sono stati il mezzo fondamentale per permettere lo sviluppo di questa tecnica in tutto il mondo e negli altri laboratori.

2) Come ottenere la carne coltivata


La carne coltivata è prodotta attraverso cellule animali che vengono nutrite con sieri di origine vegetale o animale all’interno di macchinari specializzati chiamati bio-reattori. I bio-reattori permettono alle cellule di crescere, moltiplicarsi ed unirsi fino a diventare tessuto muscolare. Le cellule di “partenza” sono estratte dagli animali vivi attraverso biopsie indolore. Mark Post ha iniziato a lavorare studiando le possibili miscele di coltura per nutrire le cellule, ma, soprattutto, sulle condizioni meccaniche che avrebbero favorito lo sviluppo delle cellule stesse. L’utilizzo dei bio-reattori deriva proprio dai suoi studi. Post ha pensato che le cellule sarebbero cresciute più in fretta se poste all’interno di cilindri rotanti di gel biocompatibile che avrebbero enfatizzato il movimento delle stesse facendole contrarre spontaneamente. Essendo cellule muscolari, la contrazione spontanea gli permette di svilupparsi più velocemente fino a formare degli anelli muscolari.

carne-sintetica
Il risultato finale è un composto di carne biologicamente identico da quello che si potrebbe estrarre da un animale vivo. Parlando del primo hamburger “clean” prodotto da Post, questo era composto da circa 20.000 fibre muscolare nutrite per circa tre mesi, prima di essere compresse in una polpetta da 150 grammi. Al giorno d’oggi, numerose aziende che stanno sviluppando carne coltivata stanno cercando di abbandonare l’utilizzo del siero animale, per riuscire ad utilizzare nutrienti sintetici o a base vegetale.

3) Benefici della carne coltivata


La carne coltivata in laboratorio rappresenta un’alternativa più che valida alla carne ottenuta da animali vivi per diverse ragioni. In primo luogo, a livello di impatto ambientale si può dire che coltivare carne in laboratorio sia praticamente ad impatto zero. Infatti, il livello di consumo di acqua, terreno, elettricità e cibo viene ridotto drasticamente. Per non parlare delle emissioni di gas metano e CO2 prodotte dagli allevamenti e liberate quotidianamente nell’atmosfera.

Carne coltivata
In secondo luogo, a livello etico la differenza è notevole. Grazie a questa tecnica si risparmierebbero milioni di animali ogni anno e altrettanti non sarebbero costretti a vivere nelle condizioni barbariche in cui vivono negli allevamenti intensivi. Ultimo ma non ultimo, la qualità del prodotto finale. La carne prodotta grazie agli allevamenti intensivi deriva da animali che vengono spesso bombardati di antibiotici per far sì che non si ammalino a causa delle condizioni di vita pessime. Questo influisce sulla qualità del cibo che mangiamo e, quindi, sulla nostra salute. La carne coltivata in laboratorio è definita “clean” poiché esente da qualsiasi tipo di farmaco o di sostanza che ne altera la qualità o la sicurezza.

4) Costi della carne coltivata


Per potersi fare un’idea dei costi relativi all’ottenimento di carne coltivata in laboratorio, basti pensare che l’hamburger presentato da Mark Post nel 2013 è stato ottenuto con una spesa di circa 250.000 dollari. Con il passare degli anni le tecnologie sono state perfezionate e sviluppate e conseguentemente c’è stata una riduzione dei costi. Tuttavia, la carne coltivata resta ancora un prodotto troppo caro per poter esser venduto al grande pubblico nei supermercati o nelle macellerie. Il Singapore è stato il primo Paese a permettere la vendita di carne coltivata. Da fine 2020, grazie ad una partnership tra la startup californiana Eat Just e la piattaforma di consegna Foodpanda, è possibile, in Singapore, acquistare tre diversi piatti a base di carne di pollo coltivata in laboratorio, a prezzi, chiaramente, non accessibili a tutti.

5) Conclusioni


Il fabbisogno globale di carne ha raggiunto livelli inimmaginabili ed i sistemi di produzione tradizionali non sono sufficientemente sostenibili per reggere l’attuale situazione. Coltivare carne in laboratorio è una tecnica di produzione che avrà un forte sviluppo nei prossimi anni e che potrebbe aiutarci a ridurre l’impatto ambientale che il nostro fabbisogno di cibo ha quotidianamente sul pianeta.

Conosci altri metodi di produzione di cibo sostenibili a livello ambientale? Faccelo sapere nei commenti qui sotto e leggi l’articolo “Nemo’s Garden“, una modello che permette di coltivare piante sott’acqua su Suitupblog 🙂