Condividi!

La Cina ha annunciato di voler proseguire ed espandere il proprio programma di attività di cloudseeding, intervenendo ancora più di  sul meteo locale. Come mai?

1) La storia del couldseeding

Per poter comprendere al meglio questa decisione da parte della Cina bisogna fare un passo indietro. È nel 1946 infatti che viene portato a termine il primo esperimento in materia grazie a Vincent Schaefer, chimico e meteorologo statunitense; la prova ebbe luogo in collaborazione con General Electric, con lo scienziato che riuscì a raffreddare una nuvola grazie all’iniezione di ghiaccio secco all’interno della nube mentre si trovava in volo, provocando un sovra raffreddamento e precipitazioni sulla città di New York. Oggi, oltre al ghiaccio secco, vengono utilizzate sostanze chimiche come lo ioduro d’argento e materiali igroscopici come il sale, e oltre allo spargimento per vie aeree vengono utilizzati anche proiettili e razzi lanciati direttamente dalla terra.

In Cina, il primo intervento di questo tipo risale al 1958, quando si decise di utilizzare ghiaccio secco in modo da combattere una forte siccità che colpì la provincia di Jilin. Da allora, il governo cinese ha intrapreso una politica favorevole all’utilizzo del cloudseeding, tanto che nel 2012 il presidente dell’Amministrazione Metereologica Cinese affermò che la Repubblica aveva messo in atto circa 560.000 interventi sul meteo nei 10 anni precedenti. Inoltre, il cloudseeding è stato utilizzato anche per alcuni eventi come le Olimpiadi di Pechino nel 2008 e il 70° anniversario della Repubblica nel 2019. Tali attività richiedono ovviamente grandi investimenti, stimati a circa 1,1 miliardi di euro per quanto riguarda il periodo tra il 2012 e il 2017, con 168 milioni di dollari aggiuntivi investiti nel 2017 e mirati a coprire il 10% del territorio nazionale. 

2) Il cloudseeding in Cina oggi

Esattamente un mese prima dell’annuncio del Consiglio di Stato, la Repubblica Cinese aveva portato a termine una più che positiva attività di cloudseeding nella contea di Juye. Vari agenti chimici sono stati lanciati sul territorio tramite 16 razzi, contrastando in maniera molto efficace una forte siccità che stava colpendo la contea, causando numerosi incendi: il risultato finale è stato di un incremento di circa 5 centimetri d’acqua. L’annuncio fatto nel dicembre dell’anno scorso aspira a un obiettivo molto più grande, siccome si parlerebbe dell’utilizzo di questa tecnologia su circa il 60% della nazione, pari a 5,5 milioni di km2. Le circa 35.000 persone impiegate nella ricerca e nelle operazioni di cloudseeding sembrano quindi non essere sufficienti alla Repubblica Cinese, che ambisce a interventi molto più ampi riguardanti lo stimolo artificiale di pioggia e neve.

cloudseeding
A tal proposito, nel gennaio 2021 è stato fatto decollare un drone UAV (unmanned aerial vehicle) radiocomandato grazie a tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Questo drone, chiamato Ganlin-1 (“pioggia dolce” in cinese) ha come obiettivo il contenimento dei cambiamenti climatici relativi alle province di Gansu e di Qinghai, in Tibet, territori in cui i ghiacciai e le nevi si stanno ritirando molto velocemente. Il drone, che ha volato per circa 40 minuti portando a termine tutte le operazioni previste, ha un’autonomia di 14 ore e, oltre ad essere equipaggiato per poter rilevare le condizioni atmosferiche, è dotato di catalizzatori che rilasciano ioduro di argento nelle nuvole, provocando precipitazioni. Inoltre, il sistema antighiaccio gli permette di volare anche in condizioni veramente estreme come quelle delle province tibetane.

3) Strumento per combattere i cambiamenti climatici o minaccia ambientale?

I risultati ottenuti tramite l’utilizzo di questa tecnologia sono innegabili, come si è potuto vedere dagli esperimenti passati e dall’intenzione della Cina di proseguire con l’implementazione del cloudseeding. Un esempio lampante è rappresentato dalle recenti dichiarazioni rilasciate da un ufficiale cinese al South China Morning Post, in cui si sostiene che le precipitazioni siano aumentate di 55 miliardi di metri cubi negli anni compresi tra il 2006 e il 2016, mentre l’agenzia di stampa cinese ha riportato un decremento del 70% dei danni dovuti alla grandine nello Xinjiang. Tuttavia, sono molti a pensare che il cloudseeding possa avere anche effetti negativi, specialmente in futuro e a livelli di impatto ambientale. Innanzitutto, non ci sono vere e proprie certezze su quale tipo di impatto possa avere un uso smisurato del cloudseeding sul clima e sul territorio a lungo termine, tenendo quindi in considerazione anche eventuali danni a cui potrebbe portare

there is no planet B
Inoltre, vi è la preoccupazione che questa tecnologia possa andare a variare anche il clima dei paesi circostanti lo stato che ne fa uso; nel caso della Cina, è l’India a temere una situazione simile. Alcuni scienziati indiani, infatti, non nascondono una certa preoccupazione riguardante il fatto che il cloudseeding possa andare a ridurre le piogge nel proprio paese, influenzando la presenza di monsoni e quindi indirettamente anche l’agricoltura indiana. Ciò è dovuto soprattutto all’intenzione della Cina di fare utilizzo nei prossimi anni di una nuova tecnica, basata sull’utilizzo di onde sonore mirato al cambiamento strutturale delle nubi.

Sebbene sia un’ipotesi meno probabile della prima, si teme che il cloudseeding possa andare ad impattare anche le relazioni internazionali, venendo sfruttato come strumento bellico. Il pericolo è reale se si pensa che si progettano armi chimiche in varie parti del mondo e che non esistono accordi bilaterali sull’utilizzo del cloudseeding. Esiste però un accordo, risalente al 1977 e a cui ha aderito anche la Cina nel 2005: si tratta della Convenzione ENMOD (Convenzione sul divieto dell’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile), che vieta appunto l’utilizzo di strumenti di modifica dell’ambiente a scopo bellico, specialmente in seguito alle esperienze della guerra in Vietnam. In ogni caso, la presa di posizione dell’ONU è chiara: l’utilizzo di questa tecnologia è vietato in quanto non si conoscono possibili risvolti negativi su ambiente ed esseri umani dovuti alla presenza di sostanze chimiche.

Dicci la tua nei commenti qui sotto e leggi l’articolo “Innovazione Tecnologica e Digitale in Italia per tornare a crescere” su SuitUpBlog 🙂
Articolo redatto in collaborazione con l’amico Luca Mazzesi!