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Guadagnare con le app è da sempre un tema molto controverso, dato che negli ultimi anni il costo delle applicazioni è sempre diminuito, fino ad arrivare a renderle gratuite. Scopriamo il perché di questo cambiamento e come le aziende riescano comunque a guadagnarci.

1) Come è possibile che le app siano gratuite?


Con una stima di 3.8 miliardi di persone che nel 2021 saranno in possesso di uno smartphone, non è difficile comprendere quale sia il potere che le app avranno nel mondo digitalizzato dei prossimi anni. Partendo da funzionalità di uso comune, come messaggistica o chiamate, il panorama delle apps presenti su App store e Google Store copre praticamente qualunque attività che l’utente possa pensare. Negli ultimi anni la concorrenza in questo senso è aumentata a dismisura. Se al momento dell’uscita del primo iPhone le funzionalità erano ridotte, vista la difficoltà nel capire i gusti del mercato ed una difficoltà tecnica nello sviluppare le app in sé per sé per la mancanza di strumenti adeguati, oggi sull’App store sono disponili 2.2 milioni di apps per il download e sul Play store ce ne sono circa 2.8.

Con una competizione del genere non è facile emergere, considerando anche che le “top apps”, vedi Instagram, Whatsapp, o Clash of clans, hanno delle aziende di programmatori che curano ogni minimo dettaglio. Questa forte competizione, come sempre accade nei mercati competitivi, ha giovato all’esperienza del consumatore. Se prima il numero delle app presenti sugli store, quindi l’offerta, era più risicata, adesso è talmente ampia che è impensabile offrire un prodotto che non segua certi standard: uno di questi è senz’altro il prezzo. Se agli albori dell’App store gli utenti erano disposti a spendere qualche euro per l’utilizzo di un’app, oggi non lo sono più. Solamente il concetto di comprare qualcosa prima di aver effettuato una prova gratuita, sembra completamente distante da come ci approcciamo adesso all’utilizzo di applicazioni per smartphone.

I metodi di vendita sono infatti cambiati notevolmente. Le app ad un costo base di € 0.99 sono passate ad un modello di business molto più attraente per il consumatore e anche più prolifico per le aziende produttrici delle app stesse. La possibilità di provare l’app gratuitamente, immerge il consumatore nella fruizione, permettendogli di avere un’idea piuttosto precisa su cosa significa usare l’app. Questo famoso “free trial” è infatti un indice di quanto gli utenti possano essere interessati al prodotto. Se in questo periodo di prova l’esperienza è positiva, l’utente sarà molto più disposto a sostenere un esborso. Nonostante gli abbonamenti siano senz’altro il modello di business più proficuo, dato che garantiscono un flusso costante di entrate mensili, ci sono anche altri metodi grazie ai quali le app riescono a monetizzare i loro prodotti, riuscendo pian piano a conquistare la fiducia del cliente.

Gross app revenue

2) I modelli di business delle applicazioni


Gli altri modelli di business, che garantiscono delle entrate alle aziende e che hanno conquistato la fiducia dei consumatori, sono le inserzioni pubblicitarie, l’inserimento di “pacchetti extra” acquistabili all’interno dell’applicazione e l’utilizzo dei dati. Di seguito vengono descritti i vari modelli di business delle app nel dettaglio: 

  • Non è una novità che le inserzioni pubblicitarie riescano a far girare delle quantità di denaro da capogiro. Solamente per creare engagement con nuovi utenti, le aziende fanno budget di milioni di euro ogni anno. Il concetto su cui si basano le app pubblicitarie è lo stesso dei media cartacei e della televisione. Avendo un pubblico e quindi l’interesse delle persone, vendono alle aziende uno spazio in cui sponsorizzare il proprio prodotto. La differenza però con i media tradizionali è che le app hanno abilità di tracciamento degli utenti molto più potenti e specifiche rispetto ai media non “Internet-based”. Tracciando i comportamenti degli utenti tramite parametri quali click per view, pay-per-performance, cost per action e molti altri che potete trovare in questo articolo, riescono a fornire alle aziende esattamente il target che vogliono. Le più celebri in questo senso sono senz’altro le aziende guidate da Zuckerberberg, Instagram e Facebook. Un altro punto cardine della strategia delle app, basate sulla pubblicità, è la capacità di attrarre investitori. Questa deriva dalle grandi aziende, che pian piano portano con sé una grande fetta di mercato rappresentata ovviamente dai suoi seguaci. Tutti questi investimenti permettono alle app, come Facebook e Instagram, di generare incassi costanti da qualsiasi target di azienda, partendo da Nike fino ad arrivare al ristorante di provincia che intende pubblicizzarsi per il pubblico locale.
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  • Un altro metodo, utilizzato dai proprietari delle app per generare profitti, è l’utilizzo dati dei consumatori. Quando Facebook decise di acquisire Whatsapp per 10 milioni di euro nel 2005 utilizzò questo approccio. Proprio per questo motivo l’applicazione è utilizzabile gratuitamente. L’azienda di Palo Alto non ha un guadagno diretto dall’app di messaggistica, però, raccogliendo i dati dei 70 milioni di utenti mensili, riesce a creare profili definiti dei consumatori che poi potrà utilizzare per rendere le pubblicità più efficaci nelle altre piattaforme che possiede. In sostanza Whatsapp non è altro che un raccoglitore e contenitore di dati.
  • L’ultimo metodo, che porta grandi profitti alle aziende produttrici di applicazioni, consiste nel dare la possibilità agli utenti di acquistare dei prodotti extra all’interno dell’app. La logica di questo modello di business è molto interessante. Permette comunque la fruizione completa dell’applicazione, incentivando però notevolmente i consumatori all’esborso per il miglioramento dell’app o per ottenere degli strumenti extra. L’ app pioneristica che ha portato su grande scala questo concetto è stata Clash of clans. Con 1000 milioni di download, il gioco prodotto da Supercell è completamente gratuito. Per essere in grado però di competere a livelli alti, gli utenti necessitano o di una grande pazienza o di un grande portafoglio. Secondo quanto dimostrato dai dati, per essere competitivi infatti, gli utenti sono disposti a spendere somme davvero ingenti di denaro. Questa modello rivoluzionario è stato portato anche da Fortnite, che ha introdotto un nuovo modo di pensare nei videogiochi.

3) L’effetto “Fortnite” e il cambiamento di “Call of Duty”


Analizzando il caso di Fortnite e Call of duty, si capisce che sta avvenendo una rivoluzione anche nel mondo dei videogiochi. Passare da un gioco da 70 euro ad uno gratuito con la possibilità di comprare extra all’interno dell’app, è senza dubbio un grande cambiamento. Con dei numeri da record “Call of Duty” (COD), versione mobile, ha infatti portato entrate pari a circa 87 milioni di dollari solamente nei primi 2 mesi di uscita del gioco. Questo revenue stream” è destinato ad avere comunque alti e bassi in quanto dipende dai prodotti che l’app è in grado di proporre ai clienti. E’ per questo che i nuovi oggetti acquistabili nello shop sono rilasciati in “stagioni”, così da invogliare gli utenti ad essere sempre al passo con i concorrenti. In questo modo l’azienda è in grado di ottenere delle entrate più o meno costanti nell’arco dei vari “quarters” dell’anno.

gaming
Oltre ai grandi benefici economici, COD può ottenere anche altri vantaggi dall’uscita su mobile. Il primo fra tutti è l’avvicinamento al gioco di nuovi utenti. Infatti, se prima erano presenti dei prerequisiti per poter giocare, quali il possesso di PS4 o Xbox, adesso è utilizzabile pressoché da tutti, visto che chiunque ormai è possessore di uno smartphone. Questa diffusione maggiore è fondamentalmente marketing gratuito, in cui l’utente prova il gioco e magari nel momento in cui uscirà la nuova versione per playstation sarà indotto all’acquisto. Vale la pena sottolineare che conta anche molto la fruibilità del gioco, la quale è ben diversa tra una PS4 avente come schermo la televisione e un piccolo schermo come quello degli smartphone. Un’esperienza di gioco completamente diversa insomma, può far sì che nuovi utenti siano incentivati ad ulteriori acquisti. Proprio per questo fattore di fruibilità del gioco, ci sono alcuni videogames che possono trovare delle difficoltà nell’adattarsi a nuovi dispositivi. Questo può essere il motivo per cui non abbiamo mai visto una versione di “Fifa” per smartphone che sia stata veramente in grado di imporsi nel mercato delle app. Problemi di interfaccia e comandi più articolati possono infatti avere un ruolo determinante nell’accoglienza di un cambiamento da parte degli utenti.


N.B.
Per chi fosse interessato ad approfondire maggiormente la tematica di come guadaganre soldi tramite le apps, il team SuitUp vi suggerisce un libro di testo completo “Guadagnare con le apps. Promuovere, vendere e fare business con le applicazioni” a cura della nota casa editrice HOEPLI.


E voi cosa ne pensate?
Anche i videogiochi per console arriveranno ad essere completamente gratuiti? Quali nuovi modelli di business potrebbero essere sviluppati in futuro per lo sviluppo del mercato delle app?
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