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Negli ultimi anni sta crescendo molto il settore del plant-based food. Potrebbe un consumo ridotto della carne fermare l’inquinamento?


Indice dei contenuti:

  1. Dati statistici
  2. Gli allevamenti e la condizione degli animali
  3. Come si può migliorare?

1) Dati statistici


È ormai da qualche anno che l’opinione pubblica nei confronti del consumo della carne sta cambiando
. Coloro che stanno spingendo per questo cambiamento sono particolarmente i più giovani (millennials). Infatti, i giovani che vanno dai 20 ai 30 anni circa risultano essere il target di molte multinazionali che si stanno rendendo conto in anticipo di questo forte trend di mercato e del forte incremento di attenzione versione queste tematiche. Il filone dei “salutisti” oggi non è però una semplice forma espressiva di protesta, ma è realmente il frutto di un modello di pensiero comune basato su fatti e dati scientifici che mostrano un consumo a volte eccessivo di carne e salumi senza un vero senso logico. Tuttavia, un’attenzione superiore a ciò che si mangia si sta notano negli ultimi anni tra i più giovani e meno. A partire dalla tendenza vegetariana fino ad arrivare agli ultimi tempi in cui sta prendendo piede il concetto di “vegan”, il tema principale rimane sempre quello di mangiare cibi che siano in linea con i parametri ambientali. Questo cambiamento in atto sta notevolmente influenzando il nostro modo di vedere ogni piccola azione che svolgiamo quotidianamente per tutelare gli altri e l’ambiente.

vegan
Per capire a fondo perché queste nuove correnti di pensiero abbiamo preso così piede negli ultimi anni e siano seguite da così tante persone, è necessario analizzare alcuni dati che rendono meglio l’idea di quanto sia in effetti preoccupante la situazione attuale a livello di inquinamento alimentare/ambientale. Secondo i dati statistici del World Economic Forum (WEF), animali come polli, mucche, pecore e maiali attualmente in vita sono presenti in numero triplo rispetto agli uomini nel mondo. Ogni anno vengono macellati 50 miliardi di polli, 1,47 maiali (trend in continua crescita), 545 milioni di pecore, 444 di capre e 300 milioni di bovini. Tutto questo per comprendere quanto sia di forte attualità e rilevanza il tema dell’inquinamento ambientale legato al mondo dell’industria alimentare.

2) Gli allevamenti e la condizione degli animali


Il consumo della carne è notevolmente aumentato rispetto a qualche anno fa
. Secondo quanto riportato dal WEF, la Cina è la nazione che consuma più carne al mondo seguita da Europa e Stati Uniti. Questo incremento è principalmente dovuto alla crescita economia e degli standard di vita. La carne è infatti sempre stata un alimento riservato ad una parte limitata della popolazione. Con la crescita del reddito medio vi è stato un notevole incremento di coloro che possono accedere a questo alimento giornalmente. Aumentando di fatto la domanda di carne, i produttori stessi si sono trovati in una situazione di richiesta continua di questi prodotti alimentari. Per far fronte a queste richieste in modo da poter far conciliare domanda e offerta, il mondo dell’allevamento degli animali è stato completamente stravolto.

allevamento
Costretti a crescere in uno spazio vitale estremamente ridotto, gli animali sono attualmente nutriti con ormoni che favoriscono la crescita “accompagnata” in modo da poter avere la carne pronta in tempi piuttosto rapidi. Tutto questo affollamento negli allevamenti industriali comporta anche un forte aumento delle emissioni di gas e scarti nocivi che influiscono sull’inquinamento atmosferico e ambientale. Infatti, secondo il WEF, “il settore primario produce il 10-12% delle emissioni gas serra. Di queste, circa tre quarti derivano appunto dalla produzione di carni e latticini”. In particolare, l’allevamento di bestiame, pollame e funghi hanno un impatto decine di volte superiore alla sola coltivazione di sorgenti proteiche alternative come ad esempio i legumi. Inoltre, l’allevamento di animali non produce di per sé solo gas serra, ma comporta anche la deforestazione di ampie aree verdi. Ciò è avvenuto soprattutto nella foresta amazzonica, in Brasile, in cui l’allevamento bovino è quadruplicato negli ultimi 50 anni.

3) Come si può migliorare?


Solamente negli Stati Uniti, la quantità di terra utilizzata per l’allevamento è più del doppio rispetto a quella utilizzata per crescere le coltivazioni
. Considerando che la nostra energia giornaliera deriva solamente in minima parte da quella che otteniamo dalla carne viene quindi spontaneo chiedersi il motivo per cui non si decida di puntare in maniera concreta sulla coltivazione delle piante in sostituzione della carne. Un altro aspetto interessante da considerare, come descritto in questo video da Mark Rober è che di fatto gli animali non sono altro che un passaggio “di troppo” a livello energetico in quanto ottengono anch’essi la propria energia da un’alimentazione prevalentemente vegetariana.

Quale può essere una soluzione dunque? Ci sono molte multinazionali che hanno ben compreso il problema e sono pronte ad intervenire su scala globale, ma al contrario il mercato per questo tipo di prodotti legati alla carne continua a crescere. In particolare, molte aziende hanno deciso di creare cibi sostitutivi della carne grazie all’utilizzo della chimica molecolare. L’esempio forse più famoso è l’hamburger. Esistono già in commercio molti tipi di hamburger che sono composti completamente da vegetali. Il problema da questo punto di vista è stato per molti anni il fatto che i consumatori non prediligessero questa opzione in quanto meno appetibile al gusto. Oggi però le cose stanno cambiando. Grazie a delle ricerche avanzate, aziende come Beyond Meat e Impossible Foods sono in grado di riprodurre fedelmente la consistenza, il gusto e il colore degli hamburger tramite molecole che si possono facilmente estrarre dalle piante. In Italia esiste una valida realtà chiamata JoyFood, che con il suo brand FOOD EVOLUTION, sta accrescendo la sua reputazione costruendosi una presenza sul mercato alimentare vendendo in supermercati molto noti come ESSELUNGA prodotti prevalentemente vegetali.  

piante coltivate
E voi che cosa ne pensate?
Sareste in grado di distinguere un hamburger completamente vegetariano piuttosto che uno di derivazione animale come nel video? Potrebbe essere davvero questo il modo migliore per alimentarci in futuro? Fateci sapere quello che ne pensate nei commenti e seguiteci su SuitUpBlog per non perdervi altri articoli come Termovalorizzatori: da rifiuti a energia.
Questo articolo è stato scritto in collaborazione con gli amici di EconomiaVerde!