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Il COVID-19 ha provocato una nuova crisi economica mondiale. In questo articolo andremo ad analizzare i settori meno colpiti dal Coronavirus nel dettaglio

Una cosa è certa, gli oltre 170 paesi afflitti dalla pandemia stanno avendo delle preoccupanti ripercussioni sul PIL, siamo di fronte ad una nuova situazione di recessione economica globale. Tuttavia, l’entità dell’impatto nelle diverse parti del mondo dipenderà molto da quanto durerà l’attuale perturbazione economica. La nota società di consulenza Deloitte, stima una perdita ad oggi di circa 80 miliardi di euro in Italia pari a circa il 4,6% del PIL e la situazione potrebbe peggiorare con il divenire delle settimane/mesi. Al contempo, non arrivano di certo notizie confortanti dall’Europa, che stima un -9,5% di riduzione del PIL totale per il bel paese a fine primavera (vedi tabella di seguito), peggio solamente la Grecia. Il rallentamento complessivo previsto per l’eurozona è di circa -7,7 punti percentuali, il che sta già avendo un forte impatto sul mondo delle imprese e delle famiglie come logica conseguenza dello stop forzato causa COVID-19.

PIL
Innumerevoli sono i settori economici nei quali il Coronavirus ha portato e porterà delle mutazioni a livello globale, ma per semplicità di analisi e per grado di rilevanza di studio le industrie di maggior interesse sono le seguenti:   

  1. Servizi Finanziari;
  2. Farmaceutico;
  3. Costruzioni;
  4. Ingegneria Meccanica;
  5. Petrolio & Gas;
  6. Logistico;
  7. Automobilistico;
  8. Negozi al dettaglio;
  9. Trasporto Aereo;
  10. Turismo & Viaggi

L’analisi sull’impatto del COVID-19 nelle singole industry si basa su 2 elementi fondamentali:

  • La redditività: uno dei principali motivi per cui degli imprenditori decidono di investire in un settore è proprio il livello di redditività che esso presenta, infatti maggiore è il grado di redditività di tale settore e maggiori saranno i ricavi potenziali e viceversa;
  • La liquidità: per gli imprenditori rispecchia il motore delle loro imprese, infatti rappresenta lo strumento attraverso il quale si svolgono le operazioni alla base di un’attività economica, come ad esempio l’acquisto di macchinari, il pagamento di fornitori o istituti finanziari, l’assunzione del personale, le attività di marketing ed innovazione, senza le quali nessun’azienda avrebbe modo di esistere.

Sulla base di questi due fattori chiave sopra citati, la società di consulenza strategica tedesca Roland Berger ha costruito una matrice a 4 quadranti che illustra l’impatto che il COVID19 sta avendo per singoli settori di interesse. 

Settori meno colpiti dal COVID19 Quadrante in basso a sinistra


Le industrie meno colpite economicamente a causa della pandemia globale sono 3:

  1. Farmaceutico: Il chimico-farmaceutico è tradizionalmente uno dei settori meno sensibili alle variazioni finanziarie dovute dal ciclo economico, e anche in questo caso tale affermazione si è rivelata piuttosto vera. Infatti, in una situazione di shock mondiale causa pandemia, com’è facile intuire il settore che maggiormente ne ha beneficiato è stato proprio quello farmaceutico grazie all’alta domanda di farmaci e prodotti sanitari richiesti per combattere la malattia. Per il periodo 2019-2021, Cerved prevede un incremento complessivo di fatturato delle imprese italiane del settore di circa 77 miliardi di euro, una crescita del 5,9%; tuttavia anche in questo settore ci saranno dei vincitori e dei vinti. In particolare, tutte quelle imprese produttrici di ventilatori, mascherine, gel disinfettanti e altri trattamenti necessari per la cura della malattia possono essere considerate delle vere e proprie aziende “winners”, al contrario gli ospedali e le cliniche mediche (al collasso) possono essere considerate realtà “losers” per l’eccessiva perdita di risorse;
  1. Costruzioni: La sospensione delle attività produttive non essenziali varata dal governo ha riguardato anche i cantieri e l’edilizia privata e ha coinvolto, secondo gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT, oltre 800 mila lavoratori edili italiani. Numeri da capogiro soprattutto se si pensa che questo settore (proprio perché inserito in questa lista) non dovrebbe avere dei dati così preoccupanti, tuttavia ciò che lo distingue dagli altri settori è il fatto che anche in fase pre-Covid19 questo mercato non mostrava forti margini di crescita (fatta eccezione che per alcune aree del Nord Italia), dunque un’attenta analisi ci fa capire come la redditività dell’industry non sia cambiata molto. Nel lungo periodo, però, la situazione potrebbe subire delle variazioni per il settore Construction, infatti come testimoniato dal Cerved, per il periodo 2019-2021 si prevede una lenta crescita del 0,4% grazie agli investimenti pubblici in progetti infrastrutturali;
  1. Ingegneria Meccanica: Si tratta di uno dei settori storicamente maggiormente correlati a quello dell’automobile ed è proprio per questa ragione che ha subito un rallentamento dei margini di profitto da parte delle imprese del settore dall’inizio del “lockdown” causa COVID19. In effetti, il settore automobilistico ha avuto un crollo delle immatricolazioni dell’80% in Italia ed Europa da Marzo 2020; ma a differenza di quest’ultimo le imprese meccaniche riescono a mantenere un livello di liquidità a breve più elevato attraverso la fornitura di servizi diversi, tra tutti i contratti di manutenzione.

In conclusione, dopo aver compreso quali sono le conseguenze che il COVID19 sta apportando all’economia reale in termini di PIL, riduzione del 7,7% nella sola Eurozona nel 2020, si è poi passato ad analizzare le peculiarità delle singole industry sulla base della loro redditività e liquidità. Queste analisi hanno rivelato il fatto che non tutti i settori fonte di studio hanno subito ingenti perdite di reddito, al contrario, alcuni di essi stanno addirittura mostrando tutto il loro potenziale proprio in un periodo di recessione economica globale come quello vigente. I settori di maggior spicco dunque sono: Farmaceutico, Costruzioni e Ingegneria Meccanica.
Per chi volesse approfondire maggiormente questo tema, il team Suitup consiglia di leggere il libro “Sciacalli: virus, salute e soldi: chi si arricchisce sulla nostra pelle” di Mario Giordano


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