Condividi!

La corrente del minimalismo sta prendendo sempre più piede come medicina dello stress quotidiano. In questo articolo analizziamo questo concetto in ambito digitale

1) Radici storiche del termine


Per essere in grado di poter spiegare al meglio il significato di Minimalismo Digitale è necessario fare un passo indietro per contestualizzare il concetto. Il minimalismo digitale nasce dall’urgenza di evadere da una realtà pressante e di continuo uso. Nel XXI secolo “l’uso” è inteso come utilizzo materiale di dispositivi tecnologici come telefoni, tablet e computers. Ma fin dalla metà del XX secolo, all’interno della società iniziava già ad accusarsi qualche sentore di questa voglia di scappare dalle continue pressioni della vita quotidiana.

Questo concetto è espresso in modo molto dettagliato dal romanzo pubblicato da Don DeLillo nel 1985, “White Noise”. In italiano “Rumore Bianco”, il romanzo racconta la vita di un professore universitario americano che si trova a vivere nell’America del più sfrenato consumismo in cui è sempre presente questo rumore di sottofondo creato da Radio, Televisione, Annunci pubblicitari ecc. Questo continuo frastuono silenzioso provoca nei protagonisti una grande fragilità che è dovuta proprio all’incessante chiamata all’acquisto per i consumatori. Ecco, questo concetto di “rumore bianco” è tutt’oggi estremamente diffuso, se non moltiplicato. La sensazione di inadeguatezza che è provocata dall’elevata esposizione ai mezzi tecnologici è proprio figlia di questa confusione interna data da tale esposizione costante. Proprio per far fronte a queste problematiche sono nate delle correnti che portano alla luce l’importanza di avere una chiarezza mentale di ciò che si sta facendo.

Il senso del Minimalismo Digitale è proprio questo. Ridurre le interazioni in ambito digitale per essere in grado di gestire meglio la propria vita. Il fatto di liberarsi dai propri dispositivi tecnologici è proprio la realizzazione della dipendenza che ormai abbiamo con essi. Lasciare il telefono significa finalmente confrontarsi con sé stessi, cosa che ormai è diventata estremamente complessa dato che ogni volta che restiamo senza far nulla tendiamo ad occupare ed intrattenere la nostra attenzione proprio con questi dispositivi tecnologici. Tale concetto è ampiamente dimostrato da colui che ha introdotto il termine stesso di minimalismo digitale. Si tratta di Cal Newport. Il professore universitario della Georgetown University è stato uno dei primi a riconoscere quest’urgenza e quanto sia necessario essere in grado di staccarsi dalla vita digitale al fine di poter far ordine all’interno tra i propri pensieri.

2) Esplosione sul web


La corrente del minimalismo
ha, nei recenti anni, trovato sfogo su internet, paradossalmente proprio rispetto a quello che propone. Il motivo principale è che il target di questo pensiero ha solitamente 20-30 anni. Il motivo per cui i millennials condividano a pieno i concetti proposti è piuttosto chiaro. Essendo la prima generazione ad essere cresciuta con tecnologie digitali a portata di mano, sta piano piano realizzando che cosa significhi passare tutto il giorno davanti al computer o al telefono.

millennials
I primi video che sono diventati virali sul web in tal senso, sono stati quelli del creator americano Matt D’Avella. È difficile attribuire a Matt la paternità di questa disciplina, è però certo che abbia dato una grande mano a portarla al grande pubblico dando risonanza al problema. Il suo video “A day in the life of a minimalist” che ad oggi conta oltre 16 MLN di visualizzazioni su YouTube, può essere considerato a tutti gli effetti un manifesto moderno alla corrente del minimalismo. Anche il modo stesso di girare il video, con pochi elementi nello sfondo, tonalità di colori tenui, effetti sonori rilassanti e inquadrature “introspettive” trasmettono questo senso di pace che è il concetto chiave dietro alla disciplina. Oltre a D’Avella ci sono molti altri Youtuber che hanno adottato questo stile minimal e parlano proprio di contenuti relativi alla “mental clarity” e “il ritrovamento di sé stessi” come Nathaniel Drew ed in Italia Marcello Ascani.

È particolarmente interessante vedere anche il tipo di narrazione che caratterizza la creazione di questi video in campo minimal. Spesso sono accompagnati da soundtracks low-fi e rumori di ambienti, l’immersione all’interno di questi video è spesso immediata proprio per il senso di calma che trasmettono. Oltre a questo intero mood che riescono a trasmettere, questi YouTubers trattano di argomenti molto interessanti a cui spesso non si farebbe caso. Ad esempio, Nathaniel Drew mostra di come sia impossibile vivere senza essere esposti a pubblicità nel caso in cui si abiti in certi abitati di una notevole portata. Questo esperimento pratico dimostra come di fatti questa concezione di esposizione sia completamente entrata a far parte delle nostre vite e ci influenzi anche senza che ce ne rendiamo conto.

3) Il minimalismo digitale nell’imprenditoria

 

Potendo, dunque, considerare questa dipendenza digitale come una vera e propria “malattia” del XXI secolo, vediamo adesso come viene affrontata da una figura che non solo vive come tutti noi nell’era digital, ma che di fatto ha scritto la storia in ambito tecnologico essendo stato ai vertici di una grande azienda tech mondiale per molti anni. Stiamo parlando di Bill Gates, co-founder di Microsoft. Questo noto personaggio ha rilasciato diverse dichiarazioni sull’argomento nel corso degli anni. Molte volte ha spiegato come secondo lui è essenziale la necessità di prendersi una pausa da tutto “il rumore bianco” che ci circonda. Il suo metodo di evasione consiste infatti nel prendersi una settimana di pausa e distaccamento completo. Questa “settimana di riflessione” ha fatto scalpore proprio perché uno dei fondatori della tecnologia che utilizziamo costantemente ammette di aver bisogno di staccare da tutto ciò per un lasso di tempo per pensare in maniera più chiara. Il particolare Bill Gates, nel momento in cui decide di “staccare la spina“, si reca presso uno chalet di sua proprietà poco fuori dalla città di Seattle immerso nella natura. Tutto ciò che porta con se e, quindi considera necessario, sono cibo e tanti libri. In poche parole tutto quello che l’ex CEO di Microsoft fa in questo periodo di pausa è mangiare, pensare e leggere, dimenticando completamente lo stress quotidiano della routine. Questo esperimento sociale è stato riprodotto anche da Nathaniel Drew in uno dei suoi video. Il nostro consiglio è quello di dare un’occhiata a questo esperimento perché analizza con estrema precisione quelle che sono state le sue sensazioni durante questo corto periodo di autoisolamento dal mondo digitale.

Cosa abbiamo da imparare da tutto ciò?

Beh, nonostante possa essere considerato eccessivo il completo distaccamento dai nostri strumenti digitali per molti, il minimalismo digitale può essere un grande punto di riflessione riguardo all’utilizzo dei nostri device. Le aziende stesse che producono questi strumenti hanno iniziato ad inserire nei propri dispositivi delle sezioni di “digital wellbeing: forse per fare capire quanto tengano ai loro clienti, o forse solo per farlo credere;  il concetto però è che un uso spropositato dei dispositivi digitale non faccia bene al nostro benessere e riempia il nostro cervello di “rumore bianco” che non aiuta certamente a vivere una vita più tranquilla e serena.


E voi cosa ne pensate? Adottereste il minimalismo digitale per vedere gli effetti sulla vostra chiarezza mentale? Può questa filosofia di vita aiutare a diventare più produttivi?
Diteci la vostra opinione nei commenti e seguiteci su SuitUpBlog.com per non perdervi nessun articolo come “Come nascono le aspirazioni?” 🙂