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È possibile coltivare piante senza dover effettivamente spostare ed utilizzare acqua fresca? Sergio Gamberini con il suo “Nemo’s Garden” ci è riuscito. Scopri come in questo articolo!

1) Com’è nata l’idea di Nemo’s Garden


In soli 70 anni la popolazione mondiale è cresciuta in maniera vertiginosa, principalmente grazie allo sviluppo scientifico e tecnologico che ha permesso il miglioramento dei sistemi di sanità pubblica e di welfare. Basti pensare che nel 1950 c’erano circa 2.5 miliardi di persone, mentre oggi siamo circa 8 miliardi. Conseguentemente all’aumento di popolazione, ovviamente, è cresciuta drasticamente la domanda mondiale di cibo, seguita a sua volta da un aumento sconsiderato dell’offerta. Questa situazione ha causato la diffusione di allevamenti ed agricoltura intensivi che hanno dato ossigeno a molteplici problemi su scala globale come deforestazioni, surriscaldamento climatico, eccessivo consumo di acqua e molti ancora. È sulla base di queste considerazioni che Sergio Gamberini, imprenditore, ingegnere chimico e proprietario dell’azienda di attrezzature subacquee Ocean Reef, ha dato vita ad un sistema che potrebbe rappresentare una soluzione ottimale per diversi di questi problemi.

nemo
È il 2012 e siamo in Italia, a Noli, in provincia di Savona. Qui, Sergio riesce, dopo numerose battaglie burocratiche con il comune locale, ad ancorare al fondale marino 6 biosfere in cui poter coltivare piante senza bisogno né di acqua fresca né di fertilizzanti. L’idea di Sergio nasce dal bisogno di creare un sistema di coltivazione che potesse essere esportato nei Paesi dove acqua dolce e terra scarseggiano. Con il passare degli anni, dopo numerosi fallimenti e migliorie al progetto, Gamberini è riuscito a dare forma alla sua versione di fattoria sottomarina: il Nemo’s Garden.

2) Struttura e funzionamento


Le 6 biosfere ancorate al fondale sono semisfere con una capacità di 2000 litri, ossia della dimensione necessaria per permettere la coltivazione di diverse piante al loro interno e per permettere agli operatori di lavorare con modesta libertà di movimento. Sono ancorate a circa 10 metri di profondità e sono formate da plastiche speciali che massimizzano la rifrazione solare, sfruttando più del 94% della luce. Vi starete chiedendo perché sia necessario utilizzare questo tipo di plastiche. Uno degli aspetti più interessanti del modello di Gamberini è che sul fondo della sfera viene lasciato uno strato di acqua marina che viene utilizzata per irrigare le coltivazioni. Infatti, grazie al tipo di plastica speciale utilizzato, il sole riscalda l’aria della sfera e fa evaporare l’acqua salata che, diventando acqua dolce, si deposita sulle pareti della biosfera. A questo punto, l’acqua condensata sulle pareti viene raccolta da particolari tubazioni a spirale che, successivamente, la distribuiscono nelle piante.


In quell’acqua, però, mancano i sali e i nutrienti necessari per la crescita sana delle coltivazioni. Questi vengono aggiunti, in base alle diverse situazioni, da un sistema computerizzato che monitora le condizioni delle biosfere. Il sistema controlla l’umidità, la temperatura e la composizione dell’aria, calcolando i giusti livelli di ossigeno e anidride carbonica. Inoltre, per mantenere una temperatura tra i 16 e i 32°C, sono presenti all’interno della sfera delle luci a LED alimentate da pannelli solari installati sulla terraferma. Per la coltivazione delle piante viene utilizzata la tecnica idroponica, che permette di coltivare piante senza l’utilizzo di suolo, di terra. Per questo motivo all’interno delle semisfere mancano parassiti di qualsiasi tipo, animale o vegetale, e non c’è alcun bisogno di utilizzare antiparassitari, pesticidi o qualsiasi tipo di fitofarmaco.

3) I benefici del Giardino di Nemo


Uno dei benefici principali del sistema è la diversificazione. Il Giardino di Nemo permette infatti di coltivare piante di diverso tipo grazie alla coltivazione idroponica. I prodotti che si ottengono sono della massima qualità. Come già accennato in precedenza, le condizioni delle biosfere e quindi, delle piante, sono elettronicamente monitorate garantendo processi di crescita e risultati eccellenti. All’interno delle biosfere, le piante, sia per la stabilità delle condizioni, sia per la pressione del mare, crescono più in fretta ed hanno proprietà ottime. È stato stimato che il basilico coltivato nelle biosfere contiene il 13% in più di oli essenziali, nutrienti e antiossidanti naturali rispetto al basilico coltivato sulla terraferma e che questi mostrano un aumento di attività biologica del 30%. Inoltre, la mancanza di parassiti animali e vegetali permette di coltivare piante senza utilizzo di antiparassitari, pesticidi o fitofarmaci, garantendo in questo modo prodotti qualitativamente ottimi e sicuri per l’organismo umano.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, si può affermare che il sistema sia ad impatto zero. Infatti, non utilizza né acqua fresca, né prodotti chimici che potrebbero nuocere alla salute dell’acqua marina o dell’aria. L’unica fonte di energia necessaria è quella utilizzata per le luci a LED che hanno il compito di scaldare l’ambiente durante la notte o nei giorni più freddi dell’anno. La dose di energia utilizzata è davvero minima e viene ottenuta da pannelli solari posti sulla terraferma. Si tratta, quindi, di energia rinnovabile al 100%. Per conoscere altri progetti che sono volti alla creazione di un ambiente ecosostenibile per il futuro dell’urbanizzazione leggi anche  “Termovalorizzatori: da Rifiuti a Energia”.


4) Curiosità e futuro


L’ideatore di Nemo’s Garden è stato criticato per l’ancoraggio delle sfere al fondale, ma in realtà queste hanno dato vita a nuovi ecosistemi di cavallucci marini, gamberi ed altre specie, causando un’esplosione positiva di biodiversità che non mostra alcuno squilibrio. Gamberini, dopo pochissimi anni dalla creazione del sistema, ha ricevuto da tutto il mondo richieste, inascoltate, di vendita di tutti i relativi brevetti per poter sfruttare il sistema su larga scala. Sembrerebbe che Sergio Gamberini abbia le idee chiare sul futuro del suo Giardino di Nemo. Come prima cosa sta cercando di trovare il modo di poter utilizzare il moto ondoso per ottenere energia 100% rinnovabile per il funzionamento dei LED. In secondo luogo, pensa alla creazione di veri e propri mini-ecosistemi all’interno delle sfere con liane che ospitano piccoli insetti, funghi o microalghe. Infine, parte delle sfere è già dedicata a colture sperimentali per prodotti medicinali o cosmetici.

5) Conclusioni


Ancora una volta, l’Italia è riuscita a mostrare al mondo la sua creatività, le sue capacità innovative e tecnologiche, la sua attenzione al futuro e alle conseguenze che le nostre scelte possono avere sullo stesso. In questa occasione, il protagonista è Sergio Gamberini che, grazie al suo “Nemo’s Garden” è riuscito a trovare un sistema innovativo di coltivazione che non solo potrebbe cambiare gli attuali metodi di coltura e salvaguardare l’ambiente, ma potrebbe anche aiutare coloro che vivono in territori in cui acqua fresca e terreno sono in evidente scarsità ad essere autosufficienti in ambito alimentare. La riproduzione su scala globale di questo sistema potrebbe quindi avere un impatto positivo assai rilevante.

garden marini

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Articolo redatto in collaborazione con l’amico Samuele Ronconi

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