Condividi!

Dal 2009 la Cina ha deciso di far uscire Google dal proprio mercato imponendo un ban alla piattaforma sul territorio Cinese. Vediamo perché!

1) Le origini


Entrata per la prima volta nel mercato cinese nel 2006, Google tentò inizialmente di conquistare il “Search Engine Market” cinese come si stava del resto espandendo nel resto del mondo. Avendo il mercato cinese barriere di entrata ben chiare dovute alle differenze culturali e politiche della nazione, fu chiaro sin dall’inizio che l’azienda basata in California avrebbe incontrato difficoltà. Queste prima difficoltà sembrarono superate nel momento in cui Google fu in grado di lanciare la prima versione ufficiale della piattaforma nel 2006, scegliendo una tecnica di adattamento anche cambiando il nome da Google.cn a “谷歌”, cioè la versione in caratteri cinesi di GǔGē. Attraverso anche degli investimenti nella ricerca e sviluppo e lo stabilizzarsi di uffici in città come Pechino, Google arrivò ad avere un market share del 36.2% ad agosto 2009.

google
Già dal marzo 2009 però le prime censure da parte del governo cinese iniziarono a limitare il potere della piattaforma. Il primo caso fu appunto il blocco della diffusione di un video YouTube che mostrava la sicurezza cinese percuotendo alcuni abitanti tibetani. Da quel momento in poi molte censure si sono susseguite fino ad arrivare “all’operazione aurora”. L’operazione aurora è stata una serie di cyber attacchi portati alla piattaforma nel 2009, riportati poi solamente ad inizio del 2010, con l’obiettivo di debilitare le aziende americane in Cina. Tra le altre aziende colpite ci furono anche Yahoo!, Adobe e Morgan Stanley. A seguito di questo attacco arrivò anche la censura nel paese che decretò la fuoriuscita dal mercato da parte del gigante americano con l’obiettivo di favore aziende cinesi nella conquista del mercato.

Oggi, Baidu è decisamente l’azienda che può essere definita come il Google cinese. Avendo un market share del 70/80% del mercato delle ricerche, si attesta come uno dei motori di ricerca più avanzati ed utilizzati del mondo. Alcune speculazioni parlano anche di come la Cina abbia solamente lasciato entrare Google nel proprio mercato solamente per capirne il funzionamento, come è spesso successo nella creazione di applicazioni cinesi “ispirate” alle rivali occidentali. L’ex CEO di Google Cina, Kai-Fu Lee ne parla anche nel proprio libro “AI Superpowers”. Non perderti il nostro articolo di analisi basato su questo libro: Ambiente economico ideale per l’innovazione”

2) Il mercato delle ricerche


Presente in pressoché tutti i paesi del mondo, Google è riuscito negli anni a creare una piattaforma da grandissime prestazioni in grado di utilizzare i dati degli utenti per avere elevati profitti. Questa facilità di utilizzo e totale accessibilità da parte degli utenti ha portato Google a dominare anche nell’unione europea. Guardando ai dati forniti da statscounter.com è molto chiaro come tutti il mercato sia pressoché un monopolio con Google che si appropria del 93.21% delle ricerche. Avendo in mano così tante informazioni riguardo alle preferenze degli utenti, Google è sicuramente una delle aziende più influenti del mondo. Con una competizione che va sempre più affievolendosi infatti, la piattaforma diventerà sempre più grande ed influente. Basti pensare alla recente chiusura di uno dei primi browsers creati da Microsoft, Internet Explorer. Internet Explorer è passato da un market share del circa 90% nel 2007 all’apice del suo utilizzo, fino ad una decrescita totale che ne ha portato alla chiusura ad agosto 2021. Dal 2010 in poi, infatti, l’impetuosa crescita di Chrome ha messo fuori gioco la maggior parte della concorrenza.

ricerche online
Il fatto che Google non abbia una vera e propria piattaforma rivale non è affatto un risvolto positivo. Non sono pochi gli svantaggi che i consumatori devono subire nel momento in cui si trovano di fronte ad un monopolio così prevalente. A partire dalla privacy fino ad arrivare alle policy di utilizzo, Google ha infatti dei notevoli vanteggi ed un grande potere contrattuale essendo il mezzo per cui le persone accedono ad internet. Un piccolo esempio che chiarifica la situazione è la gestione di YouTube e di cosa sia possibile monetizzare sulla piattaforma.

La possibilità che ha la piattaforma privata di stilare le proprie regole in base a come riesca ad ottenere più soldi, infatti, non rende giustizia ad i creatori di contenuti che si trovano spesso a fare i conti con tagli di monetizzazione e video bloccati semplicemente perché non rispettano le norme imposte dalla piattaforma. E, non avendo concorrenza è ancora più semplice imporre norme quanto più stringenti possibile. Nonostante l’approccio molto pragmatico della Cina, risulta quindi difficile considerare un errore la limitazione di una piattaforma così potente che forse anche in Europa dovrebbe essere più limitata a beneficio dei consumatori.

3) La sicurezza informatica


Come ultimo punto è importante analizzare quanto questa propensione alla chiusura da parte della Cina sia anche un veicolo di protezione per il paese. Sin dagli albori di internet, infatti, gli Stati Uniti sono stati i netti dominatori dal punto di vista di offerta di piattaforme digitali al pubblico. Così facendo sono stati in grado di conquistare l’intero mercato dei dati. Nello stato corrente Google rappresenta appena l’ 1.95% del mercato delle ricerche in Cina ed è accessibile solamente tramite il reindirizzamento ad altri stati come Hong Kong. Questo è dovuto al fatto che Hong Kong, Taiwan e Macau non si trovano al di sotto del “Great Firewall” che è appunto la rete di sicurezza che permette allo stato di controllare quali siti i cittadini possano accedere.

security
Altri esempi di nazioni in cui non è possibile l’accesso a Google sono Cuba, Iran, Nord Korea e Siria. Da questa lista si può facilmente evincere come siano queste nazioni in crisi politiche o sotto dittature a non permettere l’accesso alla piattaforma. Questo è senz’ altro dovuto a potenziali data breach che potrebbero minare la sicurezza dei sistemi già instaurati in queste nazioni.

E voi cosa ne pensate del governo cinese? Ha agito correttamente? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto e leggete l’articolo “Innovazione Tecnologica e Digitale in Italia per tornare a crescere” su SuitupBlog 🙂 

Condividi!