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Con le nuove tecnologie in grado di creare predizioni sempre più accurate, può un mondo simulato essere considerato come una soluzione dell’incertezza futura?

1) Come funzionano le simulazioni?


Quando si parla di simulazioni spesso la prima cosa che viene in mente sono film a modello di Blade runner, o Ready Player One di Spielberg, ma con l’implementazione delle attuali tecnologie, un vero e proprio mondo virtuale come quello rappresentato da questi film, non è ancora fattibile. Nonostante ciò, i governi si stanno già muovendo in questa direzione. Non a caso, la Cina, uno degli stati più all’avanguardia del mondo in questo senso, sta investendo miliardi di dollari per digitalizzare le proprie città. Anche il modello stesso di smart city, infatti, si costruisce sulla capacità di predizione sulla base di dati raccolti. Grazie all’accuratezza di questi modelli, le simulazioni fatte in tempo reale portano un margine di errore sempre più piccolo e permettono alle amministrazioni pubbliche e private di portare il proprio “decision making” al livello successivo.

Simulation
Basti pensare alla città di Suzhou, nella provincia di Shanghai in cui le tecnologie abilitanti permettono ai funzionari pubblici di predire i flussi di traffico con una precisione del 94%, mettendo in atto un processo di abilitazione delle “smart roads”, che facilitano di gran lunga la vita dei cittadini. Tutto questo è possibile grazie ad una sempre maggiore capacità di simulazione virtuale.

Ma come funzionano le simulazioni?

Una simulazione a livello computazionale può essere definita come “l’imitazione del funzionamento di un processo o sistema del mondo reale nel tempo” e richiede l’utilizzo di modelli che rappresentano le caratteristiche principali e i comportamenti di certi oggetti o persone specifiche. I tool più utilizzati in questo senso sono di matrice informatica in quanto permetto di creare modelli molto accurati. In particolare, l’applicazione dell’intelligenza artificiale con il concetto di deep learning, permette un’analisi e correlazione dei dati raccolti come mai visto prima. Tutto questo viene messo a disposizione di una persona che è poi in grado di prendere una decisione pertinente. In altre parole, i computer hanno iniziato a svolgere il “lavoro sporco” e ripetitivo di raccolta dei dati, mentre a noi umani non resta che prendere decisioni e assicurarci che tutto funzioni correttamente.


2) Il “digital twin” di Shanghai


Proprio su questo aspetto, Shanghai, la città più grande della Cina, ha già tecnologie che portano questo concetto al livello successivo. Costruita grazie all’utilizzo di droni ed elicotteri che sorvolano la città in tempo reale, il governo cinese è riuscito a creare una vera e propria replica digitale della propria città più iconica. Coprendo quasi 4000 km/quadrati, questa simulazione permette agli amministratori di prevenire cose mai pensate prima.

Questa simulazione costruita da “Unreal Engines” è stata creata grazie ad una combinazione di diverse tecnologie. Infatti, utilizzando un algoritmo apposito, il potente software della casa di produzione è in grado di trasformare i dati della posizione geografica dei materiali in rappresentazioni 3D accurate.  Le implicazioni e potenziali sviluppi di una “digital twin” sono pressoché illimitati. Con la capacità di replicare la città in tempo reale grazie a sensori di aggiornamento posizionati nella città reale, la simulazione è in grado di clonare tutto quello che succede nella città quasi in tempo reale. Grazie al progetto portato avanti da “51 world” quindi, ci sono le potenzialità di simulare pressoché qualunque cosa, dai più banali ingorghi di traffico fino a disastri naturali. Un esempio potrebbe essere la simulazione di un terremoto digitale in cui si può vedere quali infrastrutture siano in grado di resistere e quali invece hanno bisogno di rinnovare e sono da considerare datate. Oppure semplicemente lo sviluppo di nuove aree all’interno della città per vedere come si calano nel contesto architettonico e così via.

In Italia siamo ancora lontani dalla realizzazione di questo tipo di progetti anche per ragioni esterne che analizzeremo nei prossimi articoli qui su SuitUpBlog.com. Esistono però altre città all’infuori della Cina che hanno deciso di muoversi in questa direzione come Singapore, Helsinki, Wellington (NZ), sia per creare dei veri e propri cloni digitali come nel caso della megalopoli cinese, sia per progetti minori come la semplice replica 3D della città senza però un sistema di tracking attivo.

3) Conclusioni


Nonostante il costante miglioramento della capacità computazionale, ci sono sempre dei limiti a cui un modello simulativo può andare incontro, in particolare quando si tratta di intuizione. È proprio per questo che nonostante le macchine siano in grado di immagazzinare ed organizzare una grandissima quantità di dati, non saranno mai in grado di trovare una soluzione creativa che permetta una visione fuori dagli schemi. Oltre a ciò, i problemi di etica e privacy sono un’altra grande limitazione del modello simulativo delle grandi città. Per avere a disposizione una quantità comprensiva di dati, infatti, non solamente devono essere monitorate le circostanze pubbliche, ma anche il comportamento dei singoli, in quanto anche la condotta degli individui viene monitorata per evitare l’irruzione di agenti esterni nel sistema. E mentre questo aspetto può essere quasi irrilevanti in paesi come la Cina, in invece Europa potrebbe creare gravi problemi legislativi.

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In conclusione, data la potenza dei tools a nostra disposizione e gli avanzamenti tecnologici, sarà sempre più possibile muoversi verso un mondo “simulato”. Ci sono molti pro che direzionano il futuro in questo senso, soprattutto per la riduzione marginale dell’errore umano che può essere considerato come una delle maggiori cause di fallimento. Infatti, in un mondo in cui tutti gli scenari possibili (o per meglio dire probabili) sono tracciabili e studiabili, il margine di incertezza si riduce talmente tanto che potrebbe dirigere l’urbanistica verso un futuro fantascientifico più vicino di quello che sembra. Esistono però anche molti contro che come spesso capita nella tecnologia sono dovuti a problemi legislativi e di privacy.


Quale pensate che siano i pro e contro dei “cloni digitali” delle città?
Sareste a favore della replica della vostra? Dicci la tua nei commenti qui sotto e leggi l’articolo “Le città del futuro: come si evolverà l’urbanistica?” su Suitupblog 🙂