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Il 2020 potrebbe essere una data che rimarrà nella storia come la fine dell’”American Dream” tanto sognato da milioni di persone ogni anno. Analizzeremo le principali differenze di mentalità tra Europei e Statunitensi e come l’evento di Minneapolis influenzerà i prossimi mesi/anni di storia sia in termini politici che economici.


Indice dei contenuti:

  1. Mentalità: Stati Uniti vs Europa
  2. Si può davvero arrivare al Top partendo da 0?
  3. L’America che verrà

1)  Mentalità: Stati Uniti vs Europa


In un’intervista al “New York Times”, è stato chiesto al comico britannico Ricky Gervais di descrivere le principali differenze che aveva riscontrato nell’adattamento della serie televisiva “The Office” per le TV americane. Nel rispondere ha fornito degli spunti molto chiara ed interessanti per comprendere le principali differenza di mentalità alla base dei due versanti: l’Europa e gli Stati Uniti. Clicca qui per vedere l’intervista integrale.             

USA vs EU
Ciò che si estrapola da questa breve intervista è il concetto cardine alla base della mentalità USA, quello di “successo” che sembra essere un elemento intrinseco nel DNA degli americani da molte generazioni ed è una delle più forti motivazioni che guida gli Statunitensi a creare nuovi progetti/business/posti di lavoro ogni anno. Questo aspetto, induce le persone a provare a lanciarsi sempre in nuovi progetti senza mai demordere, guidati dal patriottismo che alle volte può anche risultare “misleading” (cioè ingannevole), come sostengono oltreoceano.

Questo senso di: “Mi lancio in un nuovo business anche a rischio di fallire”, permea fortemente in tutta la struttura della società americana. Tutto ciò è basato su un sistema degli investimenti, finanziari e non finanziari, molto differente rispetto a quello Europeo; infatti basti pensare che l’accesso al credito in America risulta essere molto più rapido e agevolato da ottenere, anche per PMI, rispetto ai paesi EU grazie a regole e normative meno stringenti. Ottenere finanziamenti da parte di banche o investitori in modo così “semplice”, permette agli imprenditori americani di lanciarsi continuamente in nuove opportunità di business senza avere il timore continuo di fallire. Al contrario, nel versante europeo il debito è percepito, in molti paesi, come il “male assoluto” da evitare a qualsiasi costo, per questo motivo banche e investitori hanno creato una struttura creditizia molto più rigida e complessa. Come sempre il giusto equilibrio è nel mezzo, non credete anche voi?  

L’esempio più lampante di questo concetto deriva del mondo universitario, infatti i genitori si vedono costretti ad iniziare a risparmiare con anni e anni di anticipo negli USA per potersi permettere di dare al proprio figlio una buona istruzione. Per essere in grado di frequentare una “D1 school” o una scuola della rinomata “Ivy League”, molti studenti si ritrovano all’età di 18 anni a richiedere finanziamenti molto onerosi (con tassi di interesse altissimi) alle banche per poter frequentare il college e laurearsi. Ciò significa che lo studente medio americano ancor prima di iniziare ad affacciarsi nel mondo del lavoro parte con un ingente debito da dover pagare durante la sua carriera lavorativa. Aspetto molto diverso dal concetto di università in Europa, in cui molte delle quali (anche di alto livello) risultano essere pubbliche e dunque con costi annui contenuti proprio per dare la possibilità a tutti di studiare e ricevere una buona educazione.

Per quanto sono riuscito a constatare personalmente durante l’esperienza di studio negli Stati Uniti alla Lindenwood University di St. Louis, questo aspetto mette una grande pressione sui giovani che devono necessariamente trovare un ottimo lavoro, in breve tempo, che sia in grado di ripagare i debiti accumulati durante il periodo universitario. L’atteggiamento attraverso il quale i giovani americani affrontano questo peso che grava sulle loro spalle e il loro approccio allo studio risulta essere, però, molto diverso dall’atmosfera universitaria che si ritrova in tutta Europa.

US univeristy
Infatti, nelle aule americane l’atmosfera è piuttosto “distesa”, i professori cercano di aiutare gli studenti senza metterli particolarmente in difficoltà come invece si pensa in Europa. Molte critiche sono infatti riversate su quelle istituzioni che trattano gli studenti come dei veri e propri “clienti” piuttosto che come giovani ragazzi da educare e formare al meglio cercando di creare un ambiente confortevole.
Questo atteggiamento di sicurezza intesa come “confidence” delle università americane, è piuttosto lontano rispetto a ciò che si riscontra in Europa, in cui il rapporto professore-alunno è molto spesso più distaccato e lo stesso approccio alle attività scolastiche risulta essere più teorico che pratico come invece avviene negli USA.
Tutto ciò ci testimonia il fatto che è proprio il fattorementalità” che ha reso negli ultimi decenni gli Stati Uniti il più grande e potente paese al mondo; ma la vera domanda è: sarà ancora così per molto tempo ancora.

2)  Si può davvero arrivare al Top partendo da 0?


Considerando la struttura sociale americana appena descritta nel precedente paragrafo, è davvero possibile per tutti arrivare ad alti livelli finanziari e sociali?

Money

Per rispondere a questa domanda è necessario fare delle dovute considerazioni e distinzioni. Come emerso nei giorni successivi negli avvenimenti di Minneapolis, gli Stati Uniti hanno forti pressioni e divari sociali sia in termini economici, sia razziali. L’urbanistica delle città americane è davvero rappresentativa in questo senso. Circolando in macchina (l’unico modo per percorrere le lunghe distante) è possibile attraversare le zone più lussuose, in cui ogni cosa risulta essere perfettamente al suo posto, ad una zona “pericolosa” in cui non ti fermeresti neanche per fare benzina; tutto questo nel giro di 10 minuti di distanza.
Quindi, è ovvio che, per quanto questo sistema possa essere meritocratico, dato che molti hanno le possibilità di ottenere risultati economici eccezionali (esempio: Larry Ellison – Oracle) tramite impegno, sacrificio ed un sistema economico che li supporti, è altrettanto vero però che le condizioni di partenza possono essere molto differenti in maniera persino più accentuata rispetto a quanto avviene in Europa.

Nel libro pubblicato da Murray & Herrstein nel 1984 “The bell curve”, i due accademici analizzano delle statistiche raccolte dal “U.S. Bureau Labor Statistics” che evidenziano come ciò che in realtà guida la società americana verso il successo siano le abilità cognitive individuali. Come è possibile vedere dalla tabella di seguito riportata, si nota che soggetti con IQ maggiori siano in grado di distinguersi rispetto alla massa indipendentemente dalla classe sociale di partenza.

Economic and social correlates of IQ
IQ<7575–9090–110110–125>125
US population distribution52050205
Married by age 307281817267
Out of labor force more than 1 month out of year (men)2219151410
Unemployed more than 1 month out of year (men)1210772
Divorced in 5 years212223159
% of children w/ IQ in bottom decile (mothers)391767
Had an illegitimate baby (mothers)3217842
Lives in poverty3016632
Ever  incarcereted(men)77310
Chronic welfare recipient (mothers)3117820
High school dropout553560.40
Scored “Yes” on “Middle Class Values Index”1630506774

In altre parole il concetto di base che i due studiosi dimostrano statisticamente è: “Chi ha più talento riuscirà nel tempo ad emergere anche senza una base di partenza agevolata”. Questo rappresenta ad oggi il c.d. “sogno americano”! Per approfondimenti clicca qui.

Per chi invece ha un IQ inferiore alla media? La risposta a questa domanda mostra tutte le lacune del sistema americano, infatti la società non tiene conto dei bisogni di coloro che vivono una vita umile e che non sono in grado di accedere ad università di primo livello o lavori ben pagati. Questa parte di popolazione, che risulta essere la maggioranza dei cittadini americani, sono costretti a vivere in condizioni precarie e spesso pericolose per la loro salute.
L’uccisione di George Floyid (avvenuta il 25/05/2020) è solamente l’ultimo di una serie di casi che contraddistinguono un’America che spesso risulta essere dimenticata e poco raccontata nei telegiornali e nei social media tradizionali, rispetto a quella ricca e fiorente che siamo abituati a vedere noi europei.

3)  L’America che verrà


Come è facile intuire, con le elezioni politiche all’orizzonte e una popolarità ai minimi storici, Donald Trump cercherà di sfruttare qualsiasi arma in suo potere pur di rimanere a capo del governo americano (es. ridurre il tasso di disoccupazione, aumentare i sussidi statali).
La speranza che lega Trump alla Casa Bianca dipende dalla debolezza d’immagine del suo avversario elettorale, infatti nonostante Joe Biden abbia servito come vicepresidente americano per 8 anni, non tutti lo supportano data la sua fama condita di scandali per corruzione.


In conclusione
, il sogno americano basato sulla meritocrazia funziona ancora per coloro che hanno qualità fuori dalla media e dà risalto all’imprenditorialità individuale. Il problema sorge, piuttosto, per coloro che svolgono una vita “nella media”, e che quindi non hanno accesso a molti servizi essenziali, tra i quali un’assistenza sanitaria gratuita. Nonostante tutta questa rocambolesca situazione, gli Stati Uniti sono comunque stati in grado di lanciare due astronauti sulla ISS per la prima volta tramite un volo privato (con la collaborazione di Elon Musk) e questo la dice lunga sulle enormi capacità che il paese continua ad avere. La morte di George Floyd ha rappresentato un momento probabilmente storico in America, in quanto è l’emblema esatto della grande disparità raziale e sociale che affligge il paese. Questa rivoluzione potrebbe davvero portare a dei cambiamenti di grande portata; con le elezioni politiche a novembre 2020 e la popolarità di Trump ai minimi storici, grandi cambiamenti si vedono all’orizzonte.


Dicci la tua nei commenti qui sotto e leggi di seguito l’articolo “Social Media: La guerra social tra Stati Uniti e Cina su  SuitUpBlog 🙂